Cari Democratici

Cari democratici.
Confido che questo messaggio vi trovi destinatari, giacché il senso profondo del nuovo partito che noi tutti – nativi e immigrati per cause anagrafiche da altri lidi –  abbiamo fondato è il dialogo fra diversi per creare una cultura politica dei progressisti del XXI secolo.
Scriveva, mi sembra di ricordare, McLuhan, “sarò moderno sulle ossa di mia madre”, che è poi la declinazione contemporanea della condizione, ben più antica, di essere nani sulle spalle di giganti. Banalmente, vuol dire capire, conoscere, non rimuovere tradizioni culturali e declinarle con nuovi contenuti e parole. L’opposto di un romanticismo nostalgico cui fate riferimento nelle parole “compagne e compagni” pronunciate da Gifuni. Del resto nel dirci “democratici” accettiamo di richiamarci alla più antica e longeva cultura politica dell’Occidente, che pur non essendoci coeva rinasciamo appartenerci. Forse considererete poco interessante la pur ovvia constatazione che la Costituzione Repubblicana in base alla quale possiamo dirci e abbiamo la possibilità di essere democratici, è stata scritta anche da persone che si chiamavano fra loro ordinariamente “compagni”: sono nato un paio di generazioni dopo di loro e vengo da un’altra tradizione culturale, ma a pensarci provo sempre emozione e rispetto.
Ma veniamo alla parola “democratici” che abbiamo scelto come aggettiva “sostantivante”  del nostro partito. Sarebbe già un vasto programma  riflettere e determinarne i contenuti; quel famoso lavoro sull’identità  di cui andavamo chiedendo un serio abbrivio in fase congressuale. E, contemporaneamente, provare a praticarlo davvero. Voi dite “plurale, democratica e riformista” una tradizione che pretendete tutta “nuova”, mescolando lemmi che chiedono aggettivazioni per non essere confusi con tradizioni del passato (“riformista”), con altri che attengono alla tecnica della politica (“plurale”) e, infine, il più importante di tutti, quello che date per scontato (“democratica”). Io penso sempre più alla democrazia non come tecnica ma come etica pubblica del vivere comune, anche in comunità specifiche come i partiti politici, ma occorrono premesse culturali che – per dirla con Zagrebelsky – richiedono “sacrifici, rinunce e dedizioni personali, in vista di qualcosa di comune, al di là del raggio degli interessi personali”. Forse Gifuni, quando parlava di morte incipiente della cultura, si riferiva anche allo smarrimento di queste premesse culturali. Peccato non abbiate ricevuto il messaggio perché riguarda tutti noi, nativi e immigrati, tutti in cerca di un altro comune paese.
La retorica del “nuovismo può essere insopportabile tanto quanto quella del “buon tempo andato” e soprattutto altrettanto vuota di contenuti. Dunque, coraggio! Anziché inalberarsi sui nomi, andiamo al cuore dei significati, come Adso ne “Il nome della rosa”: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”.
Simone Siliani

Cari democratici.

Confido che questo messaggio vi trovi destinatari, giacché il senso profondo del nuovo partito che noi tutti – nativi e immigrati per cause anagrafiche da altri lidi –  abbiamo fondato è il dialogo fra diversi per creare una cultura politica dei progressisti del XXI secolo.

Scriveva, mi sembra di ricordare, McLuhan, “sarò moderno sulle ossa di mia madre”, che è poi la declinazione contemporanea della condizione, ben più antica, di essere nani sulle spalle di giganti. Banalmente, vuol dire capire, conoscere, non rimuovere tradizioni culturali e declinarle con nuovi contenuti e parole. L’opposto di un romanticismo nostalgico cui fate riferimento nelle parole “compagne e compagni” pronunciate da Gifuni. Del resto nel dirci “democratici” accettiamo di richiamarci alla più antica e longeva cultura politica dell’Occidente, che pur non essendoci coeva rinasciamo appartenerci. Forse considererete poco interessante la pur ovvia constatazione che la Costituzione Repubblicana in base alla quale possiamo dirci e abbiamo la possibilità di essere democratici, è stata scritta anche da persone che si chiamavano fra loro ordinariamente “compagni”: sono nato un paio di generazioni dopo di loro e vengo da un’altra tradizione culturale, ma a pensarci provo sempre emozione e rispetto.

Ma veniamo alla parola “democratici” che abbiamo scelto come aggettiva “sostantivante”  del nostro partito. Sarebbe già un vasto programma  riflettere e determinarne i contenuti; quel famoso lavoro sull’identità  di cui andavamo chiedendo un serio abbrivio in fase congressuale. E, contemporaneamente, provare a praticarlo davvero. Voi dite “plurale, democratica e riformista” una tradizione che pretendete tutta “nuova”, mescolando lemmi che chiedono aggettivazioni per non essere confusi con tradizioni del passato (“riformista”), con altri che attengono alla tecnica della politica (“plurale”) e, infine, il più importante di tutti, quello che date per scontato (“democratica”). Io penso sempre più alla democrazia non come tecnica ma come etica pubblica del vivere comune, anche in comunità specifiche come i partiti politici, ma occorrono premesse culturali che – per dirla con Zagrebelsky – richiedono “sacrifici, rinunce e dedizioni personali, in vista di qualcosa di comune, al di là del raggio degli interessi personali”. Forse Gifuni, quando parlava di morte incipiente della cultura, si riferiva anche allo smarrimento di queste premesse culturali. Peccato non abbiate ricevuto il messaggio perché riguarda tutti noi, nativi e immigrati, tutti in cerca di un altro comune paese.

La retorica del “nuovismo può essere insopportabile tanto quanto quella del “buon tempo andato” e soprattutto altrettanto vuota di contenuti. Dunque, coraggio! Anziché inalberarsi sui nomi, andiamo al cuore dei significati, come Adso ne “Il nome della rosa”: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”.

Simone Siliani

Share this Post:
Digg Google Bookmarks reddit Mixx StumbleUpon Technorati Yahoo! Buzz DesignFloat Delicious BlinkList Furl

No Responses to “Cari Democratici”

Leave a Reply:

Name (required):
Mail (will not be published) (required):
Website:
Comment (required):
XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>
San Suu Kyi
Questo sito è dedicato a lei