Sono un tifoso abbastanza moderato ma di lunga data della Fiorentina. Ma non esito a definirmi un ultrà dei diritti umani. Non ho difficoltà a dire che provo imbarazzo per l’arrivo di Mihajlovic sulla panchina viola e in una partita fra la squadra del cuore e la coerenza dei diritti umani, mi schiero per questa seconda. Sinisa è un vetero nazionalista slavo che ha sostenuto i peggiori criminali di guerra, autori e responsabili della pulizia etnica contro Bosniaci e Croati durante la tragedia jugoslavia della metà degli anni ’90, in particolare di Željko Ražnatović in arte Arkan la “tigre dei Balcani” cui dedicò nel 2000 un accorato necrologio. Quando con la squadra Stella Rossa di Belgrado vinse la coppa intercontinentale, di ritorno trovarono sotto la scaletta dell’aereo Arkan che portò loro una manciata di terra di Slavonia appena presa ai croati e disse: Voi portate la coppa io la terra”. Sì dirà che bisogna saper distinguere fra il calcio e le convinzioni politiche: ma se è proprio Sinisa e Arkan a tenere insieme le due cose! “Arkan era un mio amico: lui è stato un eroe per il popolo serbo. Era un mio amico vero, era il capo degli ultras della Stella Rossa quando io giocavo lì. Io gli amici non li tradisco né li rinnego.”, così dichiarava Sinisa nel 2009. Tanto per rinfrescare la nostra troppo corta memoria nell’aprile 1992 le unità “Tigre” di cui Arkan è comandate uccidono oltre 400 persone a Bijeljina, nel maggio a Brcko 600 persone negli insediamenti bosniaco-musulmani di Kolobara, Mujkici e Merajele e mettono in piedi il campo di concentramento “Luka-Brcko” per Bosniaci musulmani e Croati; sempre nel maggio 1992 massacrarono a Prijedor e nei vicini paesi Hambarine, Kozarac, Tokovi, Rakovcani, Cele e Rizvanovici più di 20.000 persone; nel giugno eseguirono una pulizia etnica a Sanski Most, massacrando nel vicino paese di Krasulja 700 persone (la fossa comune fu aperta nel 1997) e altre 180 persone, in primo luogo donne e bambini (anche questa fossa comune è stata scoperta nel 1997); tra il febbraio ed il marzo del 1993 Arkan e le sue truppe parteciparono al massacro di Cerska, in cui morirono 700 persone. A Visegrad le truppe di Arkan parteciparono ai crimini contro i musulmani. Infine, per coronare questa operosa e gloriosa epopea, Arkan e le sue truppe aiutarono Ratko Mladic ad eseguire le esecuzioni di massa a Srebrenica. E’ sufficiente? Sinisa è consapevole di tutto ciò quando dichiara “So dei crimini attribuiti a Milosevic, ma nel momento in cui la Serbia viene attaccata, io difendo il mio popolo e chi lo rappresenta». Dunque, dovremmo noi difendere Mussolini, Sinisa?
Io non credo che si possano scindere nell’individuo le diverse passioni: siamo un unicum, sommatoria non algebrica di tante pulsioni e convinzioni che alla fine ci fanno essere quello che siamo. Per quanto mi riguarda credo non possano esservi dubbi circa una ideale classifica di priorità che veda i diritti umani venire molte posizioni prima delle preferenze calcistiche. Per questo dichiaro un personale, insindacabile per quanto magari minoritario, sciopero del tifo.
Simone Siliani
Sono un tifoso abbastanza moderato ma di lunga data della Fiorentina. Ma non esito a definirmi un ultrà dei diritti umani. Non ho difficoltà a dire che provo imbarazzo per l’arrivo di Mihajlovic sulla panchina viola e in una partita fra la squadra del cuore e la coerenza dei diritti umani, mi schiero per questa seconda. Sinisa è un vetero nazionalista slavo che ha sostenuto i peggiori criminali di guerra, autori e responsabili della pulizia etnica contro Bosniaci e Croati durante la tragedia jugoslavia della metà degli anni ’90, in particolare di Željko Ražnatović in arte Arkan la “tigre dei Balcani” cui dedicò nel 2000 un accorato necrologio. Quando con la squadra Stella Rossa di Belgrado vinse la coppa intercontinentale, di ritorno trovarono sotto la scaletta dell’aereo Arkan che portò loro una manciata di terra di Slavonia appena presa ai croati e disse: Voi portate la coppa io la terra”. Sì dirà che bisogna saper distinguere fra il calcio e le convinzioni politiche: ma se è proprio Sinisa e Arkan a tenere insieme le due cose! “Arkan era un mio amico: lui è stato un eroe per il popolo serbo. Era un mio amico vero, era il capo degli ultras della Stella Rossa quando io giocavo lì. Io gli amici non li tradisco né li rinnego.”, così dichiarava Sinisa nel 2009. Tanto per rinfrescare la nostra troppo corta memoria nell’aprile 1992 le unità “Tigre” di cui Arkan è comandate uccidono oltre 400 persone a Bijeljina, nel maggio a Brcko 600 persone negli insediamenti bosniaco-musulmani di Kolobara, Mujkici e Merajele e mettono in piedi il campo di concentramento “Luka-Brcko” per Bosniaci musulmani e Croati; sempre nel maggio 1992 massacrarono a Prijedor e nei vicini paesi Hambarine, Kozarac, Tokovi, Rakovcani, Cele e Rizvanovici più di 20.000 persone; nel giugno eseguirono una pulizia etnica a Sanski Most, massacrando nel vicino paese di Krasulja 700 persone (la fossa comune fu aperta nel 1997) e altre 180 persone, in primo luogo donne e bambini (anche questa fossa comune è stata scoperta nel 1997); tra il febbraio ed il marzo del 1993 Arkan e le sue truppe parteciparono al massacro di Cerska, in cui morirono 700 persone. A Visegrad le truppe di Arkan parteciparono ai crimini contro i musulmani. Infine, per coronare questa operosa e gloriosa epopea, Arkan e le sue truppe aiutarono Ratko Mladic ad eseguire le esecuzioni di massa a Srebrenica. E’ sufficiente? Sinisa è consapevole di tutto ciò quando dichiara “So dei crimini attribuiti a Milosevic, ma nel momento in cui la Serbia viene attaccata, io difendo il mio popolo e chi lo rappresenta». Dunque, dovremmo noi difendere Mussolini, Sinisa?
Io non credo che si possano scindere nell’individuo le diverse passioni: siamo un unicum, sommatoria non algebrica di tante pulsioni e convinzioni che alla fine ci fanno essere quello che siamo. Per quanto mi riguarda credo non possano esservi dubbi circa una ideale classifica di priorità che veda i diritti umani venire molte posizioni prima delle preferenze calcistiche. Per questo dichiaro un personale, insindacabile per quanto magari minoritario, sciopero del tifo.
Simone Siliani