Cari democratici

Cari democratici, se continuiamo in questa deriva autoreferenziale, ci portano via di peso! I cittadini non ci capiscono più (e come dar loro torto?) e ce lo dicono chiaramente ad ogni tornata elettorale. “Renziani”,  “antirenziani”, “nuovismo”, “caminetti”, “componenti”, tutta roba incomprensibile e inconcepibile. Ma che vuol dire? Con quale metro si misura il tasso di nuovismo? Come si misura la distanza da Renzi? Quali sono le coordinate della mutevole geografia interna? Ma soprattutto, chi se ne frega! Voglio dire, se continuiamo ad arrotolarci su questi temi esiziali e pasturiamo i giornali con questo gossip politico di provincia, i cittadini continueranno sempre più a considerarci come omini verdi con le antenne venuti da Marte, mentre loro si confrontano ogni giorno con la dura realtà del presente, le incertezze del futuro o con progetti innovativi di cambiamento della società che sempre meno passano per la politica.
Non ci consoliamo snocciolando percentuali elettorali che propongono l’effetto Fata Morgana per cui il Pd in provincia va bene, mentre stenta a Firenze:è una pericolosa illusione, giacché ovunque – anche nei Comuni dell’area metropolitana – migliaia di cittadini, esseri umani non astratte percentuali, decidono di non votarci più. In misura crescente decidono di votare IdV e Lega Nord perché li percepiscono come partiti identitari, netti nelle loro opzioni. Ma molti di più non ce la fanno e semplicemente non votano e, francamente, la considero opzione peggiore per la nostra democrazia. Dalle elezioni europee  a quelle regionali sono 164.210 gli elettori toscani che hanno deciso di non votare più il Pd e rispetto alle politiche 2008 sono 469.179: nel giro di due anni il Pd ha quasi dimezzato i suoi voti. A Firenze va pure peggio: fra il 2008 e il 2010 il Pd passa da 113.556 voti a 54.833 (ma anche in Comuni della provincia da percentuali “emiliane” il Pd perde in termini assoluti circa il 35-40% dei suoi voti).
Se continuiamo a rappresentarci come di una serie di consorterie in eterno conflitto interno per questioni di potere, di posizionamento di singoli che una volta seduti su una poltrona si preoccupano solo di organizzarsi per sedersi nella prossima poltrona più alta, segneremo la decadenza di un progetto politico e l’impoverimento della democrazia stessa. Sarebbe meglio impegnarci tutti a restituire alla politica la funzione luogo privilegiato per la promozione dell’interesse generale, facendo del Pd inequivocabilmente il partito dei diritti, delle regole, della giustizia, dello sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile, della cultura.
Simone Siliani

Cari democratici, se continuiamo in questa deriva autoreferenziale, ci portano via di peso!
I cittadini non ci capiscono più (e come dar loro torto?) e ce lo dicono chiaramente ad ogni tornata elettorale. “Renziani”,  “antirenziani”, “nuovismo”, “caminetti”, “componenti”, tutta roba incomprensibile e inconcepibile. Ma che vuol dire? Con quale metro si misura il tasso di nuovismo? Come si misura la distanza da Renzi? Quali sono le coordinate della mutevole geografia interna? Ma soprattutto, chi se ne frega!
Voglio dire, se continuiamo ad arrotolarci su questi temi esiziali e pasturiamo i giornali con questo gossip politico di provincia, i cittadini continueranno sempre più a considerarci come omini verdi con le antenne venuti da Marte, mentre loro si confrontano ogni giorno con la dura realtà del presente, le incertezze del futuro o con progetti innovativi di cambiamento della società che sempre meno passano per la politica.

Non ci consoliamo snocciolando percentuali elettorali che propongono l’effetto Fata Morgana per cui il Pd in provincia va bene, mentre stenta a Firenze: è una pericolosa illusione, giacché ovunque – anche nei Comuni dell’area metropolitana – migliaia di cittadini, esseri umani non astratte percentuali, decidono di non votarci più. In misura crescente decidono di votare IdV e Lega Nord perché li percepiscono come partiti identitari, netti nelle loro opzioni. Ma molti di più non ce la fanno e semplicemente non votano e, francamente, la considero opzione peggiore per la nostra democrazia. Dalle elezioni europee  a quelle regionali sono 164.210 gli elettori toscani che hanno deciso di non votare più il Pd e rispetto alle politiche 2008 sono 469.179: nel giro di due anni il Pd ha quasi dimezzato i suoi voti. A Firenze va pure peggio: fra il 2008 e il 2010 il Pd passa da 113.556 voti a 54.833 (ma anche in Comuni della provincia da percentuali “emiliane” il Pd perde in termini assoluti circa il 35-40% dei suoi voti).

Se continuiamo a rappresentarci come di una serie di consorterie in eterno conflitto interno per questioni di potere, di posizionamento di singoli che una volta seduti su una poltrona si preoccupano solo di organizzarsi per sedersi nella prossima poltrona più alta, segneremo la decadenza di un progetto politico e l’impoverimento della democrazia stessa. Sarebbe meglio impegnarci tutti a restituire alla politica la funzione luogo privilegiato per la promozione dell’interesse generale, facendo del Pd inequivocabilmente il partito dei diritti, delle regole, della giustizia, dello sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile, della cultura.

Simone Siliani

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