Cari marinai,
ho appena terminato l’ultimo appuntamento pubblico di questa campagna per le primarie e vorrei rivolgere a voi, a ciascuno di voi, questo ultimo pensiero.
Vorrei ringraziarvi per questa bellissima esperienza che mi avete consentito di fare. Ora che ci penso, ogni fatica, ogni chilometro percorso i macchina, ogni congresso o iniziativa sono valsi la pena e certamente non per il successo numerico che pure è stato significativo e lo sarà di più domani. Il fatto è che mi avete riaperto la mente e il cuore alla speranza, alla possibilità che nel partito, nella nostra parte politica esistano ancora la passione, l’intelligenza, l’impegno per “il mondo offeso” (come scriveva Vittorini in “Conversazione in Sicilia”), per la politica. Il modo con cui si era conclusa la mia esperienza politico-amministrativa tre anni fa, mi aveva portato a convincermi che nel nostro partito imperasse soltanto il cinismo, l’egoismo, il calcolo, il protagonismo, la ricerca dell’interesse personale e non di quello generale e ormai ero certo che questo non era più il mio mondo e che non c’era più niente che potessi dare alla politica. Voi mi avete, invece, dimostrato che esiste un altro Pd, che c’è ancora la speranza del cambiamento e che questa risiede in tante persone che come voi sono disposte a mettersi in gioco per cambiare la politica, il nostro partito, la propria comunità, questo difficile e meraviglioso paese. Mi avete dimostrato che la politica può tornare ad essere l’organizzazione laica della speranza.
Qualunque sarà il risultato di domani, io il risultato più importante l’ho già raggiunto. E, forse, tutti noi che abbiamo costituito questa simpatica e impegnata comunità di “marinai” possiamo essere contenti di quello che abbiamo messo in moto e soprattutto di aver fatto tutti insieme questa splendida esperienza.
Per questo penso che dal 26 ottobre abbiamo due impegni importanti a cui lavorare: da un lato preparare le elezioni regionali di fine marzo; e ancor prima come non disperdere il patrimonio di idee, passioni, competenze, amicizie che abbiamo creato fra noi in questi mesi. Non una corrente, sia chiaro, ma un progetto che deve continuare a crescere e svilupparsi nelle forme e nei modi che tutti insieme decideremo.
Mi piacerebbe, ad esempio, che ci rivedessimo presto tutti insieme per fare festa e a me sembra che l’occasione che potremmo cogliere è quella dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, un grande evento di libertà, che ha cambiato il mondo e le nostre vite e che è stato conquistato da migliaia di cittadini tedeschi che una sera di 20 anni fa si assieparono al check point con il semplice ed impetuoso desiderio di fare una cosa normale: andare dall’altra parte, attraversare un confine, incontrare e abbracciare i loro fratelli dall’altra parte. Si potrebbe fare una nostra festa domenica 8 novembre per celebrare quell’evento di libertà e la nostra impresa di libertà. Ne riparleremo.
Ora, vorrei chiudere ricordando un passo del mio maestro, Ernesto Balducci, tratto dal suo libro-intervista “Il cerchio che si chiude” (Marietti editore, 1986), per continuare la nostra riflessione sulla laicità e che a me è tornato più volte in mente in queste settimane: “.. la laicità indica il livello stesso della coscienza dell’uomo di oggi. Non posso dimenticarmi che io sono condizionato anche da quel mondo a cui parlo normalmente, che non è il mio antico mondo popolare, è un mondo che vive ai livelli della razionalità critica tipica del nostro tempo. La parola religiosa (quella stereotipa) porta in sé, a mio giudizio, in questo tempo, una specie di insidia ideologica – nel senso che è spiritualistica, evasiva, compensativa – che invece la parola laica, cioè critico-razionale, non ha. Per cui, se parlo di “pace”, non dico “pace secondo Cristo” o “pace spirituale”, dico semplicemente la parola “pace” nella sua accezione laica senza aggiungere altri connotati.
… Questa non è, a mio giudizio, una scelta riduttiva perché il momenti specifico della predicazione evangelica non è l’elemento religioso ma l’indicazione profetica. Quando parlo del regno di Dio in maniera laica, come del regno della fraternità dell’uguaglianza, della condivisione dei beni della terra, non riduco l’annuncio messianico, lo traduco”.
Buona domenica di libertà a tutti e… teniamoci in contatto.
Simone Siliani
Cari marinai,
ho appena terminato l’ultimo appuntamento pubblico di questa campagna per le primarie e vorrei rivolgere a voi, a ciascuno di voi, questo ultimo pensiero.
Vorrei ringraziarvi per questa bellissima esperienza che mi avete consentito di fare. Ora che ci penso, ogni fatica, ogni chilometro percorso i macchina, ogni congresso o iniziativa sono valsi la pena e certamente non per il successo numerico che pure è stato significativo e lo sarà di più domani. Il fatto è che mi avete riaperto la mente e il cuore alla speranza, alla possibilità che nel partito, nella nostra parte politica esistano ancora la passione, l’intelligenza, l’impegno per “il mondo offeso” (come scriveva Vittorini in “Conversazione in Sicilia”), per la politica. Il modo con cui si era conclusa la mia esperienza politico-amministrativa tre anni fa, mi aveva portato a convincermi che nel nostro partito imperasse soltanto il cinismo, l’egoismo, il calcolo, il protagonismo, la ricerca dell’interesse personale e non di quello generale e ormai ero certo che questo non era più il mio mondo e che non c’era più niente che potessi dare alla politica.
Voi mi avete, invece, dimostrato che esiste un altro Pd, che c’è ancora la speranza del cambiamento e che questa risiede in tante persone che come voi sono disposte a mettersi in gioco per cambiare la politica, il nostro partito, la propria comunità, questo difficile e meraviglioso paese. Mi avete dimostrato che la politica può tornare ad essere l’organizzazione laica della speranza.
Qualunque sarà il risultato di domani, io il risultato più importante l’ho già raggiunto. E, forse, tutti noi che abbiamo costituito questa simpatica e impegnata comunità di “marinai” possiamo essere contenti di quello che abbiamo messo in moto e soprattutto di aver fatto tutti insieme questa splendida esperienza.
Per questo penso che dal 26 ottobre abbiamo due impegni importanti a cui lavorare: da un lato preparare le elezioni regionali di fine marzo; e ancor prima come non disperdere il patrimonio di idee, passioni, competenze, amicizie che abbiamo creato fra noi in questi mesi. Non una corrente, sia chiaro, ma un progetto che deve continuare a crescere e svilupparsi nelle forme e nei modi che tutti insieme decideremo.
Mi piacerebbe, ad esempio, che ci rivedessimo presto tutti insieme per fare festa e a me sembra che l’occasione che potremmo cogliere è quella dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, un grande evento di libertà, che ha cambiato il mondo e le nostre vite e che è stato conquistato da migliaia di cittadini tedeschi che una sera di 20 anni fa si assieparono al check point con il semplice ed impetuoso desiderio di fare una cosa normale: andare dall’altra parte, attraversare un confine, incontrare e abbracciare i loro fratelli dall’altra parte. Si potrebbe fare una nostra festa domenica 8 novembre per celebrare quell’evento di libertà e la nostra impresa di libertà. Ne riparleremo.

Ora, vorrei chiudere ricordando un passo del mio maestro, Ernesto Balducci, tratto dal suo libro-intervista “Il cerchio che si chiude” (Marietti editore, 1986), per continuare la nostra riflessione sulla laicità e che a me è tornato più volte in mente in queste settimane: “.. la laicità indica il livello stesso della coscienza dell’uomo di oggi. Non posso dimenticarmi che io sono condizionato anche da quel mondo a cui parlo normalmente, che non è il mio antico mondo popolare, è un mondo che vive ai livelli della razionalità critica tipica del nostro tempo. La parola religiosa (quella stereotipa) porta in sé, a mio giudizio, in questo tempo, una specie di insidia ideologica – nel senso che è spiritualistica, evasiva, compensativa – che invece la parola laica, cioè critico-razionale, non ha. Per cui, se parlo di “pace”, non dico “pace secondo Cristo” o “pace spirituale”, dico semplicemente la parola “pace” nella sua accezione laica senza aggiungere altri connotati.
… Questa non è, a mio giudizio, una scelta riduttiva perché il momenti specifico della predicazione evangelica non è l’elemento religioso ma l’indicazione profetica. Quando parlo del regno di Dio in maniera laica, come del regno della fraternità dell’uguaglianza, della condivisione dei beni della terra, non riduco l’annuncio messianico, lo traduco”.
Buona domenica di libertà a tutti e… teniamoci in contatto.
Grazie veramente a tutti!
Grazie a Simone e Daniela!
Grazie a tutti i marinai aretini…
Chi avrebbe mai pensato che avremmo fatto tanto, in un breve e intenso percorso congressuale, che ci ha visto coinvolgere tante energie…
Ma non è finita oggi si vota così:
http://arezzoscelgomarino.wordpress.com/2009/10/23/come-si-vota-il-25-otobre/
Grazie a te per aver scelto di rappresentare tutti noi in questa avventura, che è stata bellissima, colma di speranza e di passione. E’ bellissimo far parte di questa comunità di Marinai (uso il presente non per sbaglio) ed è importante che questa esperienza non si disperda, che questo progetto, al quale abbiamo dato vita tutti insieme, possa andare avanti, nel modo che riterremo più opportuno. Ci hai insegnato che la politica può davvero essere altro, che ci sono persone che ci credono ancora e sono felice che ci hai dato la possibilità di conoscere Simone, oltre che il candidato di Marino. Ti vogliamo ancora al timone della nostra nave!