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	<title>SIMONE SILIANI</title>
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		<title>Cari Democratici</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 12:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari democratici.
Confido che questo messaggio vi trovi destinatari, giacché il senso profondo del nuovo partito che noi tutti – nativi e immigrati per cause anagrafiche da altri lidi &#8211;  abbiamo fondato è il dialogo fra diversi per creare una cultura politica dei progressisti del XXI secolo.
Scriveva, mi sembra di ricordare, McLuhan, “sarò moderno sulle ossa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Cari democratici.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Confido che questo messaggio vi trovi destinatari, giacché il senso profondo del nuovo partito che noi tutti – nativi e immigrati per cause anagrafiche da altri lidi &#8211;  abbiamo fondato è il dialogo fra diversi per creare una cultura politica dei progressisti del XXI secolo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Scriveva, mi sembra di ricordare, McLuhan, “sarò moderno sulle ossa di mia madre”, che è poi la declinazione contemporanea della condizione, ben più antica, di essere nani sulle spalle di giganti. Banalmente, vuol dire capire, conoscere, non rimuovere tradizioni culturali e declinarle con nuovi contenuti e parole. L’opposto di un romanticismo nostalgico cui fate riferimento nelle parole “compagne e compagni” pronunciate da Gifuni. Del resto nel dirci “democratici” accettiamo di richiamarci alla più antica e longeva cultura politica dell’Occidente, che pur non essendoci coeva rinasciamo appartenerci. Forse considererete poco interessante la pur ovvia constatazione che la Costituzione Repubblicana in base alla quale possiamo dirci e abbiamo la possibilità di essere democratici, è stata scritta anche da persone che si chiamavano fra loro ordinariamente “compagni”: sono nato un paio di generazioni dopo di loro e vengo da un’altra tradizione culturale, ma a pensarci provo sempre emozione e rispetto.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ma veniamo alla parola “democratici” che abbiamo scelto come aggettiva “sostantivante”  del nostro partito. Sarebbe già un vasto programma  riflettere e determinarne i contenuti; quel famoso lavoro sull’identità  di cui andavamo chiedendo un serio abbrivio in fase congressuale. E, contemporaneamente, provare a praticarlo davvero. Voi dite “plurale, democratica e riformista” una tradizione che pretendete tutta “nuova”, mescolando lemmi che chiedono aggettivazioni per non essere confusi con tradizioni del passato (“riformista”), con altri che attengono alla tecnica della politica (“plurale”) e, infine, il più importante di tutti, quello che date per scontato (“democratica”). Io penso sempre più alla democrazia non come tecnica ma come etica pubblica del vivere comune, anche in comunità specifiche come i partiti politici, ma occorrono premesse culturali che – per dirla con Zagrebelsky – richiedono “sacrifici, rinunce e dedizioni personali, in vista di qualcosa di comune, al di là del raggio degli interessi personali”. Forse Gifuni, quando parlava di morte incipiente della cultura, si riferiva anche allo smarrimento di queste premesse culturali. Peccato non abbiate ricevuto il messaggio perché riguarda tutti noi, nativi e immigrati, tutti in cerca di un altro comune paese.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La retorica del “nuovismo può essere insopportabile tanto quanto quella del “buon tempo andato” e soprattutto altrettanto vuota di contenuti. Dunque, coraggio! Anziché inalberarsi sui nomi, andiamo al cuore dei significati, come Adso ne “Il nome della rosa”: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Simone Siliani</div>
<p style="text-align: justify;">Cari democratici.</p>
<p style="text-align: justify;">Confido che questo messaggio vi trovi destinatari, giacché il senso profondo del nuovo partito che noi tutti – nativi e immigrati per cause anagrafiche da altri lidi &#8211;  abbiamo fondato è il dialogo fra diversi per creare una cultura politica dei progressisti del XXI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Scriveva, mi sembra di ricordare, McLuhan, “sarò moderno sulle ossa di mia madre”, che è poi la declinazione contemporanea della condizione, ben più antica, di essere nani sulle spalle di giganti. Banalmente, vuol dire capire, conoscere, non rimuovere tradizioni culturali e declinarle con nuovi contenuti e parole. L’opposto di un romanticismo nostalgico cui fate riferimento nelle parole “compagne e compagni” pronunciate da Gifuni. Del resto nel dirci “democratici” accettiamo di richiamarci alla più antica e longeva cultura politica dell’Occidente, che pur non essendoci coeva rinasciamo appartenerci. Forse considererete poco interessante la pur ovvia constatazione che la Costituzione Repubblicana in base alla quale possiamo dirci e abbiamo la possibilità di essere democratici, è stata scritta anche da persone che si chiamavano fra loro ordinariamente “compagni”: sono nato un paio di generazioni dopo di loro e vengo da un’altra tradizione culturale, ma a pensarci provo sempre emozione e rispetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma veniamo alla parola “democratici” che abbiamo scelto come aggettiva “sostantivante”  del nostro partito. Sarebbe già un vasto programma  riflettere e determinarne i contenuti; quel famoso lavoro sull’identità  di cui andavamo chiedendo un serio abbrivio in fase congressuale. E, contemporaneamente, provare a praticarlo davvero. Voi dite “plurale, democratica e riformista” una tradizione che pretendete tutta “nuova”, mescolando lemmi che chiedono aggettivazioni per non essere confusi con tradizioni del passato (“riformista”), con altri che attengono alla tecnica della politica (“plurale”) e, infine, il più importante di tutti, quello che date per scontato (“democratica”). Io penso sempre più alla democrazia non come tecnica ma come etica pubblica del vivere comune, anche in comunità specifiche come i partiti politici, ma occorrono premesse culturali che – per dirla con Zagrebelsky – richiedono “sacrifici, rinunce e dedizioni personali, in vista di qualcosa di comune, al di là del raggio degli interessi personali”. Forse Gifuni, quando parlava di morte incipiente della cultura, si riferiva anche allo smarrimento di queste premesse culturali. Peccato non abbiate ricevuto il messaggio perché riguarda tutti noi, nativi e immigrati, tutti in cerca di un altro comune paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La retorica del “nuovismo può essere insopportabile tanto quanto quella del “buon tempo andato” e soprattutto altrettanto vuota di contenuti. Dunque, coraggio! Anziché inalberarsi sui nomi, andiamo al cuore dei significati, come Adso ne “Il nome della rosa”: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”.</p>
<p style="text-align: justify;">Simone Siliani</p>
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		<title>Dall&#8217;Unità di oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 06:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono un tifoso abbastanza moderato ma di lunga data della Fiorentina. Ma non esito a definirmi un ultrà dei diritti umani. Non ho difficoltà a dire che provo imbarazzo per l’arrivo di Mihajlovic sulla panchina viola e in una partita fra la squadra del cuore e la coerenza dei diritti umani, mi schiero per questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sono un tifoso abbastanza moderato ma di lunga data della Fiorentina. Ma non esito a definirmi un ultrà dei diritti umani. Non ho difficoltà a dire che provo imbarazzo per l’arrivo di Mihajlovic sulla panchina viola e in una partita fra la squadra del cuore e la coerenza dei diritti umani, mi schiero per questa seconda. Sinisa è un vetero nazionalista slavo che ha sostenuto i peggiori criminali di guerra, autori e responsabili della pulizia etnica contro Bosniaci e Croati durante la tragedia jugoslavia della metà degli anni ’90, in particolare di Željko Ražnatović in arte Arkan la “tigre dei Balcani” cui dedicò nel 2000 un accorato necrologio. Quando con la squadra Stella Rossa di Belgrado vinse la coppa intercontinentale, di ritorno trovarono sotto la scaletta dell&#8217;aereo Arkan che portò loro una manciata di terra di Slavonia appena presa ai croati e disse: Voi portate la coppa io la terra&#8221;. Sì dirà che bisogna saper distinguere fra il calcio e le convinzioni politiche: ma se è proprio Sinisa e Arkan a tenere  insieme le due cose! “Arkan era un mio amico: lui è stato un eroe per il popolo serbo. Era un mio amico vero, era il capo degli ultras della Stella Rossa quando io giocavo lì. Io gli amici non li tradisco né li rinnego.”, così dichiarava Sinisa nel 2009.  Tanto per rinfrescare la nostra troppo corta memoria nell’aprile 1992 le unità “Tigre” di cui Arkan è comandate uccidono oltre 400 persone a Bijeljina, nel maggio a Brcko 600 persone negli insediamenti bosniaco-musulmani di Kolobara, Mujkici e Merajele e mettono in piedi il campo di concentramento “Luka-Brcko” per Bosniaci musulmani e Croati; sempre nel maggio 1992 massacrarono a Prijedor e nei vicini paesi Hambarine, Kozarac, Tokovi, Rakovcani, Cele e Rizvanovici più di 20.000 persone; nel giugno eseguirono una pulizia etnica a Sanski Most, massacrando nel vicino paese di Krasulja 700 persone (la fossa comune fu aperta nel 1997) e altre 180 persone, in primo luogo donne e bambini (anche questa fossa comune è stata scoperta nel 1997); tra il febbraio ed il marzo del 1993 Arkan e le sue truppe parteciparono al massacro di Cerska, in cui morirono 700 persone. A Visegrad le truppe di Arkan parteciparono ai crimini contro i musulmani. Infine, per coronare questa operosa e gloriosa epopea, Arkan e le sue truppe aiutarono Ratko Mladic ad eseguire le esecuzioni di massa a Srebrenica. E’ sufficiente? Sinisa è consapevole di tutto ciò quando dichiara “So dei crimini attribuiti a Milosevic, ma nel momento in cui la Serbia viene attaccata, io difendo il mio popolo e chi lo rappresenta». Dunque, dovremmo noi difendere Mussolini, Sinisa?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Io non credo che si possano scindere nell’individuo le diverse passioni: siamo un unicum, sommatoria non algebrica di tante pulsioni e convinzioni che alla fine ci fanno essere quello che siamo. Per quanto mi riguarda credo non possano esservi dubbi circa una ideale classifica di priorità che veda i diritti umani venire molte posizioni prima delle preferenze calcistiche. Per questo dichiaro un personale, insindacabile per quanto magari minoritario, sciopero del tifo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Simone Siliani</div>
<p style="text-align: justify;">Sono un tifoso abbastanza moderato ma di lunga data della Fiorentina. Ma non esito a definirmi un ultrà dei diritti umani. Non ho difficoltà a dire che provo imbarazzo per l’arrivo di Mihajlovic sulla panchina viola e in una partita fra la squadra del cuore e la coerenza dei diritti umani, mi schiero per questa seconda. Sinisa è un vetero nazionalista slavo che ha sostenuto i peggiori criminali di guerra, autori e responsabili della pulizia etnica contro Bosniaci e Croati durante la tragedia jugoslavia della metà degli anni ’90, in particolare di Željko Ražnatović in arte Arkan la “tigre dei Balcani” cui dedicò nel 2000 un accorato necrologio. Quando con la squadra Stella Rossa di Belgrado vinse la coppa intercontinentale, di ritorno trovarono sotto la scaletta dell&#8217;aereo Arkan che portò loro una manciata di terra di Slavonia appena presa ai croati e disse: Voi portate la coppa io la terra&#8221;. Sì dirà che bisogna saper distinguere fra il calcio e le convinzioni politiche: ma se è proprio Sinisa e Arkan a tenere  insieme le due cose! “Arkan era un mio amico: lui è stato un eroe per il popolo serbo. Era un mio amico vero, era il capo degli ultras della Stella Rossa quando io giocavo lì. Io gli amici non li tradisco né li rinnego.”, così dichiarava Sinisa nel 2009.  Tanto per rinfrescare la nostra troppo corta memoria nell’aprile 1992 le unità “Tigre” di cui Arkan è comandate uccidono oltre 400 persone a Bijeljina, nel maggio a Brcko 600 persone negli insediamenti bosniaco-musulmani di Kolobara, Mujkici e Merajele e mettono in piedi il campo di concentramento “Luka-Brcko” per Bosniaci musulmani e Croati; sempre nel maggio 1992 massacrarono a Prijedor e nei vicini paesi Hambarine, Kozarac, Tokovi, Rakovcani, Cele e Rizvanovici più di 20.000 persone; nel giugno eseguirono una pulizia etnica a Sanski Most, massacrando nel vicino paese di Krasulja 700 persone (la fossa comune fu aperta nel 1997) e altre 180 persone, in primo luogo donne e bambini (anche questa fossa comune è stata scoperta nel 1997); tra il febbraio ed il marzo del 1993 Arkan e le sue truppe parteciparono al massacro di Cerska, in cui morirono 700 persone. A Visegrad le truppe di Arkan parteciparono ai crimini contro i musulmani. Infine, per coronare questa operosa e gloriosa epopea, Arkan e le sue truppe aiutarono Ratko Mladic ad eseguire le esecuzioni di massa a Srebrenica. E’ sufficiente? Sinisa è consapevole di tutto ciò quando dichiara “So dei crimini attribuiti a Milosevic, ma nel momento in cui la Serbia viene attaccata, io difendo il mio popolo e chi lo rappresenta». Dunque, dovremmo noi difendere Mussolini, Sinisa?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Io non credo che si possano scindere nell’individuo le diverse passioni: siamo un unicum, sommatoria non algebrica di tante pulsioni e convinzioni che alla fine ci fanno essere quello che siamo. Per quanto mi riguarda credo non possano esservi dubbi circa una ideale classifica di priorità che veda i diritti umani venire molte posizioni prima delle preferenze calcistiche. Per questo dichiaro un personale, insindacabile per quanto magari minoritario, sciopero del tifo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Simone Siliani</p>
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		<title>CAPIRSI</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 06:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAPIRSI fra 17 aziende delle Colline Fiorentine: un progetto di sviluppo della Responsabilità  Sociale d’Impresa sostenuto da i Comuni di Scandicci e Bagno a Ripoli, la Regione Toscana, La Camera di Commercio e le associazioni di categoria. Mentre va in scena l’irresponsabilità di governi, banche e imprese che fanno precipitare la crisi economica, sociale e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>CAPIRSI fra 17 aziende delle Colline Fiorentine</strong>: un progetto di sviluppo della Responsabilità  Sociale d’Impresa sostenuto da i Comuni di Scandicci e Bagno a Ripoli, la Regione Toscana, La Camera di Commercio e le associazioni di categoria. Mentre va in scena l’irresponsabilità di governi, banche e imprese che fanno precipitare la crisi economica, sociale e ambientale globale, in questo territorio si lavora per fare della Responsabilità d’Impresa una risposta con-vincente per comunità e aziende. Il progetto è parte di uno dei due movimenti che si fronteggiano sullo scenario internazionale: quello che ritiene che green economy e responsabilità siano elementi di competitività delle imprese e del sistema e quello che continua a praticare la esternalizzazione dei costi della mancata responsabilità nell’ambiente circostante. Ma questa seconda linea è illusoria come dimostra, ad esempio, la vicenda dell’Eni che per chiudere un caso di corruzione che la vede coinvolta a Bonny Island in Nigeria ha stanziato 250 milioni di € facendo scendere l’utile 2009 della società del 15,7% rispetto al 2008. Ancora peggio potrà andare se avranno esito le indagini per corruzione e violazione delle normative ambientali in Kazakhstan e Nigeria, come evidenziano le associazioni che svolgono attività di Azionariato Critico nei riguardi di questa impresa. L’irresponsabilità non conviene economicamente. Ma la responsabilità costa; è un investimento: conviene, si chiedono a CAPIRSI? Questo dipenderà molto dalla politica, anche da quella locale. Con politiche dirette, ad esempio evitando gare pubbliche al massimo ribasso dove conta solo il prezzo e privilegiando quelle ad offerta economicamente più vantaggiosa stabilendo le azioni di responsabilità d’impresa fra le caratteristiche premianti. Qui si misura la distanza fra la retorica della sostenibilità e l’impegno concreto: è questione di CAPIRSI.</p>
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		<title>Firenze ha una conto in sospeso con la modernità</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 14:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[francesco recami]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho avuto l’onore di vedere una mia frase apposta come epigrafe del libro di Francesco Recami, “Prenditi cura di me” (Sellerio, Palermo, 2010), un bel romanzo dello scrittore fiorentino, candidato quest’anno al premio “Strega”. La frase è la seguente: “Firenze ha un conto in sospeso con la modernità” ed era l’incipit di un mio testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ho avuto l’onore di vedere una mia frase apposta come epigrafe del libro di Francesco Recami, “Prenditi cura di me” (Sellerio, Palermo, 2010), un bel romanzo dello scrittore fiorentino, candidato quest’anno al premio “Strega”. La frase è la seguente: “Firenze ha un conto in sospeso con la modernità” ed era l’incipit di un mio testo di introduzione ad un volume del Comune di Firenze sull’architettura moderna a Firenze (“Verso la città moderna”). Il testo era abbastanza complesso e partiva dalla polemica che negli anni ’30 aveva dilaniato la città intorno al concorso che portò a scegliere per la nuova stazione ferroviaria di Firenze il progetto del gruppo di Giovanni Michelucci: allego l’intero testo per chi volesse leggerlo. Michelacci era il campione dell’architettura razionalista,in totale e concettuale rottura con il neoclassicismo, vera e propria bandiera del regime fascista e una parte degli intellettuali italiani. Ma, come cerco di evidenziare nel mio testo, lo scontro non è solo sull’architettura ma esso riguarda tutta la cultura, direi la concezione della società. Da lì, da quello scontro che pure la modernità vinse, Firenze non riesce più ad interpretare in modo audace e creativo la modernità.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Francesco Recami, in una sua intervista su “la Repubblica”, dice che la mia frase è banale e, forse, estrapolata dal contesto può anche esserlo. Il fatto è che il bel romanzo di Recami si svolge nelle periferie, quelle sì banalissime, di Firenze. Recami traccia un parallelo fra il corpo malato, morente, della mamma del protagonista del suo romanzo e il corpo urbanisticamente malato di Firenze. Penso che abbia ragione. Nel mio piccolo, alla fine degli anni ’80 mi impegnai contro il progetto di urbanistica contrattata Fiat-Fondiaria che, a mio avviso e secondo quello di molti altri (peraltro la maggioranza del congresso dell’allora PCI di Firenze), era una sorta di tumore in una delle parti ancora sane della città. Nel corso degli anni, poi, purtroppo la crescita urbanistica della città in quell’area è avvenuta in modo disordinato, senza un disegno, completamente distaccato dalla modernità che in altre città europee ha dato una nuova identità alle città, producendo zone caratterizzate da funzioni banali (perlopiù il consumo, con i grandi e anonimi centri commerciali), cementificando le poche aree libere e lasciando orrendi e banali immobili come la Scuola Sottoufficiali dei Carabinieri (oggetto delle indagini della magistratura). Insomma, anche questa occasione della citazione di Recami, a me totalmente sconosciuta fino a pochi giorni fa, è occasione per una riflessione sulla città. In ogni caso un libro davvero bello quello di Recami.</div>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-584" style="margin: 6px;" src="http://www.simonesiliani.net/http://siliani.scelgomarino.info/wp-content/uploads/2010/05/cura-di-me.jpg" alt="" width="189" height="320" />Ho avuto l’onore di vedere una mia frase apposta come epigrafe del libro di <strong>Francesco Recami</strong>, “<strong>Prenditi cura di me</strong>” (Sellerio, Palermo, 2010), un bel romanzo dello scrittore fiorentino, candidato quest’anno al premio “Strega”. La frase è la seguente: “<strong><span style="color: #800000;">Firenze ha un conto in sospeso con la modernità</span></strong>” ed era l’incipit di un mio testo di introduzione ad un volume del Comune di Firenze sull’architettura moderna a Firenze (“Verso la città moderna”). Il testo era abbastanza complesso e partiva dalla polemica che negli anni ’30 aveva dilaniato la città intorno al concorso che portò a scegliere per la nuova stazione ferroviaria di Firenze il progetto del gruppo di Giovanni Michelucci: <a href="http://wwww.simonesiliani.net/documenti/recami.pdf " target="_blank">allego l’intero testo per chi volesse leggerlo</a>. Michelacci era il campione dell’architettura razionalista, in totale e concettuale rottura con il neoclassicismo, vera e propria bandiera del regime fascista e una parte degli intellettuali italiani. Ma, come cerco di evidenziare nel mio testo, lo scontro non è solo sull’architettura ma esso riguarda tutta la cultura, direi la concezione della società. Da lì, da quello scontro che pure la modernità vinse, Firenze non riesce più ad interpretare in modo audace e creativo la modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco Recami, in una sua intervista su “la Repubblica”, dice che la mia frase è banale e, forse, estrapolata dal contesto può anche esserlo. Il fatto è che il bel romanzo di Recami si svolge nelle periferie, quelle sì banalissime, di Firenze. Recami traccia un parallelo fra il corpo malato, morente, della mamma del protagonista del suo romanzo e il corpo urbanisticamente malato di Firenze. Penso che abbia ragione. Nel mio piccolo, alla fine degli anni ’80 mi impegnai contro il progetto di urbanistica contrattata Fiat-Fondiaria che, a mio avviso e secondo quello di molti altri (peraltro la maggioranza del congresso dell’allora PCI di Firenze), era una sorta di tumore in una delle parti ancora sane della città. Nel corso degli anni, poi, purtroppo la crescita urbanistica della città in quell’area è avvenuta in modo disordinato, senza un disegno, completamente distaccato dalla modernità che in altre città europee ha dato una nuova identità alle città, producendo zone caratterizzate da funzioni banali (perlopiù il consumo, con i grandi e anonimi centri commerciali), cementificando le poche aree libere e lasciando orrendi e banali immobili come la Scuola Sottoufficiali dei Carabinieri (oggetto delle indagini della magistratura). Insomma, anche questa occasione della citazione di Recami, a me totalmente sconosciuta fino a pochi giorni fa, è occasione per una riflessione sulla città. In ogni caso un libro davvero bello quello di Recami.</p>
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		<title>Cari democratici</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 12:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari democratici, se continuiamo in questa deriva autoreferenziale, ci portano via di peso! I cittadini non ci capiscono più (e come dar loro torto?) e ce lo dicono chiaramente ad ogni tornata elettorale. “Renziani”,  “antirenziani”, “nuovismo”, “caminetti”, “componenti”, tutta roba incomprensibile e inconcepibile. Ma che vuol dire? Con quale metro si misura il tasso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Cari democratici, se continuiamo in questa deriva autoreferenziale, ci portano via di peso! I cittadini non ci capiscono più (e come dar loro torto?) e ce lo dicono chiaramente ad ogni tornata elettorale. “Renziani”,  “antirenziani”, “nuovismo”, “caminetti”, “componenti”, tutta roba incomprensibile e inconcepibile. Ma che vuol dire? Con quale metro si misura il tasso di nuovismo? Come si misura la distanza da Renzi? Quali sono le coordinate della mutevole geografia interna? Ma soprattutto, chi se ne frega! Voglio dire, se continuiamo ad arrotolarci su questi temi esiziali e pasturiamo i giornali con questo gossip politico di provincia, i cittadini continueranno sempre più a considerarci come omini verdi con le antenne venuti da Marte, mentre loro si confrontano ogni giorno con la dura realtà del presente, le incertezze del futuro o con progetti innovativi di cambiamento della società che sempre meno passano per la politica.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Non ci consoliamo snocciolando percentuali elettorali che propongono l&#8217;effetto Fata Morgana per cui il Pd in provincia va bene, mentre stenta a Firenze:è una pericolosa illusione, giacché ovunque – anche nei Comuni dell&#8217;area metropolitana – migliaia di cittadini, esseri umani non astratte percentuali, decidono di non votarci più. In misura crescente decidono di votare IdV e Lega Nord perché li percepiscono come partiti identitari, netti nelle loro opzioni. Ma molti di più non ce la fanno e semplicemente non votano e, francamente, la considero opzione peggiore per la nostra democrazia. Dalle elezioni europee  a quelle regionali sono 164.210 gli elettori toscani che hanno deciso di non votare più il Pd e rispetto alle politiche 2008 sono 469.179: nel giro di due anni il Pd ha quasi dimezzato i suoi voti. A Firenze va pure peggio: fra il 2008 e il 2010 il Pd passa da 113.556 voti a 54.833 (ma anche in Comuni della provincia da percentuali “emiliane” il Pd perde in termini assoluti circa il 35-40% dei suoi voti).</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Se continuiamo a rappresentarci come di una serie di consorterie in eterno conflitto interno per questioni di potere, di posizionamento di singoli che una volta seduti su una poltrona si preoccupano solo di organizzarsi per sedersi nella prossima poltrona più alta, segneremo la decadenza di un progetto politico e l&#8217;impoverimento della democrazia stessa. Sarebbe meglio impegnarci tutti a restituire alla politica la funzione luogo privilegiato per la promozione dell&#8217;interesse generale, facendo del Pd inequivocabilmente il partito dei diritti, delle regole, della giustizia, dello sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile, della cultura.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Simone Siliani</div>
<p style="text-align: justify;">Cari democratici, se continuiamo in questa deriva autoreferenziale, ci portano via di peso!<br />
I cittadini non ci capiscono più (e come dar loro torto?) e ce lo dicono chiaramente ad ogni tornata elettorale. “<em>Renziani</em>”,  “<em>antirenziani</em>”, “<em>nuovismo</em>”, “<em>caminetti</em>”, “<em>componenti</em>”, tutta roba incomprensibile e inconcepibile. Ma che vuol dire? Con quale metro si misura il tasso di nuovismo? Come si misura la distanza da Renzi? Quali sono le coordinate della mutevole geografia interna? Ma soprattutto, chi se ne frega!<br />
Voglio dire, se continuiamo ad arrotolarci su questi temi esiziali e pasturiamo i giornali con questo gossip politico di provincia, i cittadini continueranno sempre più a considerarci come omini verdi con le antenne venuti da Marte, mentre loro si confrontano ogni giorno con la dura realtà del presente, le incertezze del futuro o con progetti innovativi di cambiamento della società che sempre meno passano per la politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci consoliamo snocciolando percentuali elettorali che propongono l&#8217;effetto Fata Morgana per cui il Pd in provincia va bene, mentre stenta a Firenze: è una pericolosa illusione, giacché ovunque – anche nei Comuni dell&#8217;area metropolitana – migliaia di cittadini, esseri umani non astratte percentuali, decidono di non votarci più. In misura crescente decidono di votare IdV e Lega Nord perché li percepiscono come partiti identitari, netti nelle loro opzioni. Ma molti di più non ce la fanno e semplicemente non votano e, francamente, la considero opzione peggiore per la nostra democrazia. Dalle elezioni europee  a quelle regionali sono 164.210 gli elettori toscani che hanno deciso di non votare più il Pd e rispetto alle politiche 2008 sono 469.179: nel giro di due anni il Pd ha quasi dimezzato i suoi voti. A Firenze va pure peggio: fra il 2008 e il 2010 il Pd passa da 113.556 voti a 54.833 (ma anche in Comuni della provincia da percentuali “emiliane” il Pd perde in termini assoluti circa il 35-40% dei suoi voti).</p>
<p style="text-align: justify;">Se continuiamo a rappresentarci come di una serie di consorterie in eterno conflitto interno per questioni di potere, di posizionamento di singoli che una volta seduti su una poltrona si preoccupano solo di organizzarsi per sedersi nella prossima poltrona più alta, segneremo la decadenza di un progetto politico e l&#8217;impoverimento della democrazia stessa. Sarebbe meglio impegnarci tutti a restituire alla politica la funzione luogo privilegiato per la promozione dell&#8217;interesse generale, facendo del Pd inequivocabilmente il partito dei diritti, delle regole, della giustizia, dello sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile, della cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">Simone Siliani</p>
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		<title>La Toscana e l&#8217;Italia dopo il voto</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 06:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 12 aprile 2010, Ore 21.00, presso la sede di &#8220;Testimonianze&#8221;, Via Giampaolo Orsini, 44 Firenze
Interventi di
ROBERTO D&#8217;ALIMONTE
(Università di Firenze)
ANTONIO FLORIDIA
(Responsabile Osservatorio Elettorale Regione Toscana)
CARLO FUSARO
(Università di Firenze)
Introduzione e coordinamento di
SEVERINO SACCARDI
(Direttore di &#8220;Testimonianze&#8221;)
&#8212;
Testimonianze: Via Giampaolo Orsini 44 Firenze
Telefono: 3355378224
Fax: 0556813745
Blog: http://testimonianzeblog.blogspot.com/
Web: http://www.testimonianze.org
Mail: infotestimonianze@gmail.com

Una discussione a partire dall&#8217;analisi dei risultati elettorali.
Lunedì 12 aprile 2010, Ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Lunedì 12 aprile 2010, Ore 21.00, presso la sede di &#8220;Testimonianze&#8221;, Via Giampaolo Orsini, 44 Firenze</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Interventi di</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">ROBERTO D&#8217;ALIMONTE</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">(Università di Firenze)</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">ANTONIO FLORIDIA</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">(Responsabile Osservatorio Elettorale Regione Toscana)</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">CARLO FUSARO</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">(Università di Firenze)</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Introduzione e coordinamento di</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">SEVERINO SACCARDI</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">(Direttore di &#8220;Testimonianze&#8221;)</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">&#8212;</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Testimonianze: Via Giampaolo Orsini 44 Firenze</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Telefono: 3355378224</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Fax: 0556813745</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Blog: http://testimonianzeblog.blogspot.com/</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Web: http://www.testimonianze.org</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Mail: infotestimonianze@gmail.com</div>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-577" src="http://www.simonesiliani.net/http://siliani.scelgomarino.info/wp-content/uploads/2010/04/93.jpg" alt="" width="202" height="206" /></p>
<p>Una discussione a partire dall&#8217;analisi dei risultati elettorali.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Lunedì 12 aprile 2010, Ore 21.00, presso la sede di &#8220;Testimonianze&#8221;, Via Giampaolo Orsini, 44 Firenze</strong></span></p>
<p>Interventi di:</p>
<p>ROBERTO D&#8217;ALIMONTE  (Università di Firenze)<br />
ANTONIO FLORIDIA (Responsabile Osservatorio Elettorale Regione Toscana)<br />
CARLO FUSARO  (Università di Firenze)</p>
<p>Introduzione e coordinamento di  SEVERINO SACCARDI (Direttore di &#8220;Testimonianze&#8221;)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><em>Testimonianze: Via Giampaolo Orsini 44 Firenze<br />
Telefono: 3355378224  Fax: 0556813745<br />
Blog: http://testimonianzeblog.blogspot.com/<br />
Web: http://www.testimonianze.org<br />
Mail: infotestimonianze@gmail.com</em></p>
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		<title>Una firma importante</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 09:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[una piccola tassa sulla speculazione]]></category>

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		<description><![CDATA[www.zerozerocinque.it
Una piccola tassa sulla speculazione, una grande risorsa per tutti.

Io ho firmato, firmate anche voi!
Decolla anche in Italia la Campagna per chiedere al ministro Tremonti e al G20 di introdurre una mini-tassa su tutte le transazioni finanziare per arginare le speculazioni e finanziare politiche sociali,  ambientali e di cooperazione.
Il gettito stimato: tra 400 e 946 miliardi l&#8217;anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.zerozerocinque.it" target="_blank"><span style="color: #000000;">www.zerozerocinque.it</span></a></strong></p>
<p>Una piccola tassa sulla speculazione, una grande risorsa per tutti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-574" style="border: 1px solid black;" src="http://www.simonesiliani.net/http://siliani.scelgomarino.info/wp-content/uploads/2010/03/cartolina_005_banchiere_1_sm.jpg" alt="" width="400" height="274" /></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Io ho firmato, firmate anche voi!</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Decolla anche in Italia la Campagna per chiedere al ministro Tremonti e al G20 di introdurre una mini-tassa su tutte le transazioni finanziare per arginare le speculazioni e finanziare politiche sociali,  ambientali e di cooperazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gettito stimato: tra 400 e 946 miliardi l&#8217;anno su scala mondiale</p>
<p style="text-align: justify;">/Roma, 24 marzo 2010/_ Parte da oggi anche in Italia la Campagna internazionale di raccolta di firme per sollecitare i capi di Stato e di Governo del G20 a varare &#8211; nel prossimo meeting fissato per giugno in Canada &#8212; una tassa sulle transazioni finanziarie il cui gettito possa essere destinato a pagare parte dei costi della crisi innescata dalla finanza speculativa. La tassa &#8212; di importo molto contenuto compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento di ogni transazione &#8212; potrebbe finanziare politiche sociali ed ambientali efficienti e necessarie nei Paesi sviluppati e ridare ossigeno alla cooperazione internazionale per lo sviluppo dei Paesi del Sud mondo, vittime di una crisi della cui genesi  non hanno alcuna responsabilità.<br />
La Campagna &#8211; lanciata oggi in occasione del summit dei Capi di Stato e  di Governo dell&#8217;UE e del meeting delle Nazioni Unite dedicato a Finanza e Sviluppo &#8211; è promossa in Italia da Social Watch (che riunisce Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Ucodep, Fcre, Lunaria, WWF Italia,  Acli, ARCI/ARCS, Mani Tese), Sbilanciamoci, Sistema Banca Etica, ATTAC Italia, FIBA CISL, CISL, Consorzio Goel, Lega Missionaria studenti, CVX, Coalizione Italiana contro la Poverta-GCAP Italia, FOCSIV &#8211; Volontari nel Mondo, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Valori, AMISnet, Azione Cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le firme raccolte saranno inoltrate al Governo Italiano e in particolare al ministro dell&#8217;Economia On. Giulio Tremonti per chiedergli di farsi promotore, a livello nazionale e in tutte le sedi internazionali appropriate, dell&#8217;introduzione di una Tassa sulle Transazioni finanziarie. Tasse di questo tipo già esistono in alcuni Paesi e l&#8217;idea di adottarle su scala globale si sta facendo sempre più strada tra i leader di molti Paesi Europei e non solo. Si stima che tassando dello 0,05% (un valore intermedio nella forbice tra le proposte più severe che puntano allo 0,1 e le più morbide che propongono lo 0,01) ogni compravendita di titoli e strumenti finanziari nella sola UE si potrebbe registrare un gettito tra i 163 e i 400 miliardi di dollari annui, mentre a livello mondiale il gettito sarebbe compreso tra 400 e 946 miliardi di dollari l&#8217;anno. Cifre importanti, che permetterebbero agli Stati di colmare gradualmente quelle voragini che si sono aperte nei conti pubblici con i salvataggi delle grandi banche e con le misure di sostegno all&#8217;economia rese necessarie per contrastare la pesante crisi economica provocata dagli eccessi della finanza speculativa (secondo stime recenti del *Fondo Monetario Internazionale* il costo globale della crisi avrebbe raggiunto i *13.620 miliardi di dollari* a livello globale).</p>
<p style="text-align: justify;">Il gettito di una piccola tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe permettere agli Stati di avere risorse a disposizione per attuare politiche sociali, ambientali e di cooperazione internazionale efficaci ed efficienti e più che mai necessarie visto l&#8217;elevatissimo costo sociale della crisi.  «Non solo &#8211; spiega *Andrea Baranes, ricercatore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale e di Social Watch &#8211; la tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe anche un ottimo strumento per permettere alla politica di regolamentare i mercati finanziari. Una tassazione dello 0,05%, infatti, non scoraggerebbe certo quegli investitori che operano sui mercati con ottica di lungo periodo e che mettono i propri risparmi a disposizione di aziende che operano nel mondo dell&#8217;economia reale. Essa sarebbe tuttavia un valido deterrente per chi usa la finanza solo per speculare: quegli operatori che comprano e vendono strumenti finanziari centinaia o anche migliaia di volte in un giorno, rendendo i mercati instabili e volatili, sarebbero costretti a pagare lo 0,05% su ogni transazione/».</p>
<p style="text-align: justify;">«/Il ricorso imponente alla finanza speculativa da parte delle grandi banche d&#8217;affari è diventato elemento prevalente rispetto al ruolo di sostegno al lavoro, alle famiglie e allo sviluppo. Il sistema finanziario ha creato un evidente squilibrio economico con un rischio che è stato caricato alla collettività, ai contribuenti &#8212; /*sottolinea Maurizio Petriccioli, segretario della Cisl*/ &#8211; che ancora una volta sono stati chiamati ad intervenire per salvare le stesse banche. La tassa sulle transazioni finanziarie di carattere speculativo avrebbe il pregio &#8212; come affermato dall&#8217;economista Paul De Grauwe &#8212; di far pagare un prezzo assicurativo contro tale rischio. Ne sosteniamo con forza l&#8217;introduzione per investire in coesione sociale, nel lavoro e per contrastare la povertà.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong> *Per firmare la petizione e per avere maggiori informazioni vai al sito </strong><a href="http://www.zerozerocinque.it" target="_blank"><span style="color: #800000;"><strong>www.zerozerocinque.it</strong></span></a><strong>*</strong></span></p>
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		<title>Cultura e politica</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 08:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[cultura e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono un intellettuale (ciò nonostante ho avuto la ventura di fare l’assessore alla cultura) e neppure più un politico di professione e tuttavia il tema sollevato da Allegranti (“Ma dov’è il nostro Papini”) deve interessarci come cittadini prima di tutto. Se si sia inaridita la sorgente fiorentina che, nel corso del Novecento, ha sfornato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Non sono un intellettuale (ciò nonostante ho avuto la ventura di fare l’assessore alla cultura) e neppure più un politico di professione e tuttavia il tema sollevato da Allegranti (“Ma dov’è il nostro Papini”) deve interessarci come cittadini prima di tutto. Se si sia inaridita la sorgente fiorentina che, nel corso del Novecento, ha sfornato una vera e propria tradizione di intellettuali “irregolari”, scomodi… liberi, è infine questione meno importante di quella della interruzione della dialettica, del dialogo e anche dell’interesse della politica verso gli intellettuali. Non saprei definire se non libero e, dunque, anche scomodo, l’intellettuale quando lo sia veramente e non si limiti ad essere un chierico o un vassallo del potere politico. Potrebbe dirsi la stessa cosa del giornalista. Il tema è, appunto, l’autonomia della ricerca e della cultura dalla politica, da sempre cruccio di regimi politici di ogni colore e di partiti politici di varia collocazione. E, a dire la verità, è stato questo il tratto distintivo del rapporto fra sinistra e intellettuali, mentre molto meno assillante lo è stato per la destra. Ma, oggi, questo tema è totalmente superato. Purtroppo, perché per la sinistra italiana questo sembra essere diventato un non-problema. L’autoreferenzialità di un ceto politico, sempre più ristretto e anche fortunatamente meno pervasivo nella società, è tale che ritiene di poter fare a meno dell’apporto – necessariamente critico – di persone che studiano, approfondiscono la complessa realtà che ci circonda, cercano di comprendere e interpretare i cambiamenti che segnano questo inizio di Millennio. Il fastidio e la sufficienza con cui da questa sponda si guarda, talvolta, al mondo della ricerca e della cultura, forse spiegano anche perché cultura e ricerca non figurano mai in cima alle strategie di governo della politica. Autoreferenzialità e conformismo sono, a destra come a sinistra, le due malattie mortali che stanno uccidendo la politica italiana. Dall’altra parte, temo, che sempre più gli intellettuali vanno convincendosi – non senza una certa dose di realismo – che la politica non sia più lo strumento privilegiato per la trasformazione della società. Così taluni hanno sostituito alla politica il mondo dell’economia e dell’impresa quale referente privilegiato. Altri hanno scelto la società civile, così articolata, vitale e spesso più libera di osservare il mondo e costruirci sopra un pensiero originale. Qualcuno ha deciso di lasciarsi asservire dal potere politico. Altri ancora, la maggioranza purtroppo, hanno scelto di “fare il proprio mestiere”, come scrive Allegranti, e ritirarsi in buon ordine nei propri studi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ora, io credo che sia venuto il tempo di rompere questa afasia, questa incomunicabilità fra questi due mondi che hanno prodotto un depauperamento della cultura politica, tanto che giustamente Egdar Morin parla di una sinistra senza pensiero, ma anche una cultura marginale nella vita contemporanea e maggiormente sottoposta al ricatto del potere economico. Per riprendere un qualche rapporto occorre lavoro di lungo respiro, senza scorciatoie fatte di fondazioni, appelli svogliati e ipocrisie. Dall’una e dall’altra parte occorrono un po’ di umiltà, di consapevolezza del proprio ruolo e di coraggio ad intraprendere un cammino per reimparare a conoscersi, a discutere, anche a litigare, per cercare di costruire gli strumenti culturali per capire la complessità del mondo contemporaneo e proporsi di cambiarlo. L’occasione si dà oggi, mentre crolla miseramente nella crisi globale il paradigma dello sviluppo senza limiti e responsabilità che ha segnato gli ultimi trent’anni, perché si esce dalla crisi solo costruendo un diverso progetto di società, dal punto di vista economico-sociale e dell’equilibrio fra uomo e ambiente, e rivitalizzando la democrazia.  Cultura e politica devono ritrovare il terreno di confronto, altrimenti saranno entrambe perdute.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Simone Siliani</div>
<p style="text-align: justify;">Non sono un intellettuale (ciò nonostante ho avuto la ventura di fare l’assessore alla cultura) e neppure più un politico di professione e tuttavia il tema sollevato da Allegranti (“<em>Ma dov’è il nostro Papini</em>”) deve interessarci come cittadini prima di tutto. Se si sia inaridita la sorgente fiorentina che, nel corso del Novecento, ha sfornato una vera e propria tradizione di intellettuali “irregolari”, scomodi… liberi, è infine questione meno importante di quella della interruzione della dialettica, del dialogo e anche dell’interesse della politica verso gli intellettuali.<br />
Non saprei definire se non libero e, dunque, anche scomodo, l’intellettuale quando lo sia veramente e non si limiti ad essere un chierico o un vassallo del potere politico. Potrebbe dirsi la stessa cosa del giornalista. Il tema è, appunto, l’autonomia della ricerca e della cultura dalla politica, da sempre cruccio di regimi politici di ogni colore e di partiti politici di varia collocazione. E, a dire la verità, è stato questo il tratto distintivo del rapporto fra sinistra e intellettuali, mentre molto meno assillante lo è stato per la destra. Ma, oggi, questo tema è totalmente superato. Purtroppo, perché per la sinistra italiana questo sembra essere diventato un non-problema. L’autoreferenzialità di un ceto politico, sempre più ristretto e anche fortunatamente meno pervasivo nella società, è tale che ritiene di poter fare a meno dell’apporto – necessariamente critico – di persone che studiano, approfondiscono la complessa realtà che ci circonda, cercano di comprendere e interpretare i cambiamenti che segnano questo inizio di Millennio. Il fastidio e la sufficienza con cui da questa sponda si guarda, talvolta, al mondo della ricerca e della cultura, forse spiegano anche perché cultura e ricerca non figurano mai in cima alle strategie di governo della politica. Autoreferenzialità e conformismo sono, a destra come a sinistra, le due malattie mortali che stanno uccidendo la politica italiana. Dall’altra parte, temo, che sempre più gli intellettuali vanno convincendosi – non senza una certa dose di realismo – che la politica non sia più lo strumento privilegiato per la trasformazione della società. Così taluni hanno sostituito alla politica il mondo dell’economia e dell’impresa quale referente privilegiato. Altri hanno scelto la società civile, così articolata, vitale e spesso più libera di osservare il mondo e costruirci sopra un pensiero originale. Qualcuno ha deciso di lasciarsi asservire dal potere politico. Altri ancora, la maggioranza purtroppo, hanno scelto di “fare il proprio mestiere”, come scrive Allegranti, e ritirarsi in buon ordine nei propri studi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, io credo che sia venuto il tempo di rompere questa afasia, questa incomunicabilità fra questi due mondi che hanno prodotto un depauperamento della cultura politica, tanto che giustamente Egdar Morin parla di una sinistra senza pensiero, ma anche una cultura marginale nella vita contemporanea e maggiormente sottoposta al ricatto del potere economico. Per riprendere un qualche rapporto occorre lavoro di lungo respiro, senza scorciatoie fatte di fondazioni, appelli svogliati e ipocrisie. Dall’una e dall’altra parte occorrono un po’ di umiltà, di consapevolezza del proprio ruolo e di coraggio ad intraprendere un cammino per reimparare a conoscersi, a discutere, anche a litigare, per cercare di costruire gli strumenti culturali per capire la complessità del mondo contemporaneo e proporsi di cambiarlo. L’occasione si dà oggi, mentre crolla miseramente nella crisi globale il paradigma dello sviluppo senza limiti e responsabilità che ha segnato gli ultimi trent’anni, perché si esce dalla crisi solo costruendo un diverso progetto di società, dal punto di vista economico-sociale e dell’equilibrio fra uomo e ambiente, e rivitalizzando la democrazia. Cultura e politica devono ritrovare il terreno di confronto, altrimenti saranno entrambe perdute.</p>
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		<title>Presentazione del libro &#8220;Basta Zercar&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 16:09:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 12 marzo alle ore 21,15 presso S.M.S.Peretola, via Pratese 48.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 12 marzo alle ore 21,15 presso S.M.S.Peretola, via Pratese 48.</p>
<p><img class="alignnone" style="border: 1px solid black;" src="http://www.simonesiliani.net/img/simonecuperlo.jpg" alt="" width="318" height="476" /></p>
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		<title>Presentazione di “Laicità e principio di non discriminazione”</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 16:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonesiliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 11 marzo
● Ore 17:30 – Sala Conferenze. Presentazione di “Laicità e principio di non
discriminazione” (Rubettino, 2009) a cura di B. Henry, A. Loretoni e A. Pirni.
Alla presenza della curatrice Anna Loretoni, di Francesco Margiotta Broglio, Vittoria Franco e
Mario Primicerio. Modera Simone Siliani.
I dibattiti contemporanei sui temi della laicità e della non discriminazione rimandano non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Giovedì 11 marzo</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">● Ore 17:30 – Sala Conferenze. Presentazione di “Laicità e principio di non</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">discriminazione” (Rubettino, 2009) a cura di B. Henry, A. Loretoni e A. Pirni.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Alla presenza della curatrice Anna Loretoni, di Francesco Margiotta Broglio, Vittoria Franco e</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Mario Primicerio. Modera Simone Siliani.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">I dibattiti contemporanei sui temi della laicità e della non discriminazione rimandano non solo</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">all&#8217;ideale della separazione tra Stato e Chiese, ma anche alla più recente consapevolezza</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">dell&#8217;orizzonte multiculturale delle nostre società. Ad essere poste in questione sono dunque le</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">stesse radici della convivenza e della cittadinanza democratica tra individui liberi e uguali.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Prendendo avvio da tale quadro di fondo, il volume si snoda lungo due direttrici di ricerca: da</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">una parte, alla luce dei classici, si è inteso ricostruire criticamente le origini storico-concettuali</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">di alcuni termini di uso comune in questo contesto tematico. Dall&#8217;altra, sono stati analizzati i</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">concetti di società secolare e società post-secolare sia sotto il profilo diagnostico, quale cifra</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">contemporanea del rapporto tra politica e religione, sia sotto il profilo normativo, quale</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">possibilità di riconfigurazione della laicità in forme adeguate alle sfide del nostro tempo.</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Giovedì 11 marzo - Ore 17:30 – Sala Conferenze della Biblioteca delle Oblate.<br />
Presentazione di “Laicità e principio di non discriminazione” (Rubettino, 2009)<br />
a cura di B. Henry, A. Loretoni e A. Pirni.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-562" style="margin: 6px;" src="http://www.simonesiliani.net/http://siliani.scelgomarino.info/wp-content/uploads/2010/03/imgsim.jpg" alt="imgsim" width="319" height="286" />Alla presenza della curatrice Anna Loretoni, di <strong>Francesco</strong> <strong>Margiotta Broglio</strong> (Università degli studi di Firenze) , <strong>Vittoria</strong> <strong>Franco</strong> (Senato della Repubblica)  e Mario<strong> Primicerio</strong> (Fondazione G. La Pira).<br />
Modera <strong>Simone Siliani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I dibattiti contemporanei sui temi della laicità e della non discriminazione rimandano non solo all&#8217;ideale della separazione tra Stato e Chiese, ma anche alla più recente consapevolezza dell&#8217;orizzonte multiculturale delle nostre società.  Ad essere poste in questione sono dunque le stesse radici della convivenza e della cittadinanza democratica tra individui liberi e uguali.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendendo avvio da tale quadro di fondo, il volume si snoda lungo due direttrici di ricerca: da una parte, alla luce dei classici, si è inteso ricostruire criticamente le origini storico-concettuali di alcuni termini di uso comune in questo contesto tematico. Dall&#8217;altra, sono stati analizzati i concetti di società secolare e società post-secolare sia sotto il profilo diagnostico, quale cifra contemporanea del rapporto tra politica e religione, sia sotto il profilo normativo, quale possibilità di riconfigurazione della laicità in forme adeguate alle sfide del nostro tempo.</p>
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